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Miss Maglietta Bagnata

Jul. 11th, 2009 | 07:30 pm

Nella mia palestra (che non è una palestra, ma un club. E voi non siete degli iscritti, ma dei soci) stanno organizzando la serata Miss Maglietta Bagnata.
Si svolgerà sulla terrazza (dove io non posso prendere il sole in topless perchè è vietato), una sera della prossima settimana.
Stanno cercando di convincere le iscritte socie a partecipare
Ovvero a farsi mettere una maglietta bianca senza reggiseno sotto e farsi lanciare addosso dell'acqua per poi farsi votare l'effetto tetta-capezzolo bagnati.
La vincitrice avrà in premio un mese gratis di palestra club.
Tutti gli altri iscritti soci che vorranno partecipare all'imperdibile happening dovranno pagare 10 euro.
Prima consumazione compresa. Le altre consumazioni costeranno 5 euro.


Secondo me c'è un nome per tutto questo e non è Miss Maglietta Bagnata.
Magari sul codice penale lo trovo.

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Ultimo desiderio?

Jul. 9th, 2009 | 05:29 pm

Grazie a [info]lucifero

pazsamurai

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Il bisogno non ha scrupoli, ti prende ti stritola e quando se ne va lascia di te frattaglie

Jun. 26th, 2009 | 01:16 pm

Alta sulla città, in cima a una colonna, stava la statua del Principe Felice. Era tutta ricoperta di sottile foglia d'oro zecchino, e per occhi aveva due lucenti zaffiri, e un grosso rubino ardeva rosso sull'elsa della sua spada.

Cammino in bilico su un filo sottile, sotto c’è il vuoto, un vuoto nero come il mare di notte.
Ogni tanto un raggio di sole o uno spicchio di luna piena mi offrono un passaggio e mi permettono di sedermi, topi ballerini si arrampicano su gatti acciambellati per farmi ridere e io rido, ricordo ancora come si fa, e quando trovo piccoli cestini colorati lasciati lì per me mi commuovo, perché quello è affetto e non sapevo ce ne fosse così tanto da parte col mio nome scritto sopra.
Poi torno sul filo sottile perché non ho scelta e qualche volta arriva un bacio in sogno e mi coglie all’improvviso ma il mattino me lo porta via perché non era per me, i sogni a volte fanno confusione e giocano con desideri accartocciati.
Pezzi di me vengono presi per nutrire chi ha fame, per coprire chi ha freddo, ma non sempre è una rondinella amica che mi sfoglia col mio consenso, a volte è l’avvoltoio del bisogno che strappa senza scrupoli ne’ permesso e non torna a medicare la carne viva.
Fino a quando avrò qualcosa da dare qualcuno verrà a prenderla.
Quando resterò soltanto io sarà rimasto troppo poco per motivare un dono, o un bacio, o uno spicchio di luna piena.

Portami le due cose più preziose che trovi nella città" disse Dio a uno dei Suoi Angeli e l'Angelo Gli portò il cuore di piombo e l'uccello morto.

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Ma non doveva essere al contrario?

Jun. 23rd, 2009 | 11:00 am

Domenica pomeriggio sento posteggiare sotto casa la macchina di mio padre. Apro la finestra per accertarmene (ah, si, ormai sono come i gatti: le mie orecchie sentono arrivare e riconoscono chi) e lo vedo che armeggia nel garage.
Lo chiamo e lo invito a salire.
Si illumina di sorriso, non pensava che io fossi a casa.

- Ciao papà! Che ci fai qui?
- Sono passato a prendere M. Domattina partiamo. Ho deciso di andare un po’ in vacanza, ne ho proprio bisogno.

Papà ha chiuso lo studio una quindicina d’anni fa, poi si è trasferito su in Piemonte e riempie le giornate con le sue svariate passioni, dal disegno alla fotografia, dalla falegnameria alle cene con gli amici, dalla lettura alle scorribande per mostre in giro per l’Italia.
Ha bisogno di una vacanza da tutto questo. Eh be’.

- Dove hai deciso di andare?
- Ma, guarda, attraversiamo la Francia, facciamo qualche tappa in Spagna e vorrei arrivare fino al sud del Portogallo prima di scendere in Marocco.
- Fino in Marocco in macchina?
- Si, ma passo dal Portogallo, eh.
- Non è un po' lunga?
- Ma no, arrivo giusto fino a Marrakech.
- …Papà…hai 77 anni cazzo, come dormo tranquilla sapendo che stai guidando per migliaia di chilometri sotto il sole estivo bel giro, eh…In quanto tempo?
- Boh, due settimane di sicuro, magari anche tre. Vediamo.
- Eh, per favore, tienimi aggiornata. Anche solo con dei messaggini.
- Si si, ma posso mandarteli dall’estero?
- Si, ti metto il prefisso dell’Italia davanti al mio numero.
- Ok.


Stamattina, non avendo più avuto notizie, mando un sms.
Dopo una mezz’oretta mi squilla il telefono dell’ufficio
- Margot, ciao!
- Ciao papà! Come va? Tutto bene? Dove siete?
- Tutto benissimo, siamo in Spagna, nel paese di Dalì e tra poco andiamo a vedere il suo museo.
- Bello
(già in Spagna? Quante cazzo di ore ha guidato ininterrottamente?)
- Senti, ho un piccolo problema, avrei bisogno di un favore. Mi si è scaricata la tessera del cellulare, non è che puoi caricarmela? Così ti posso mandare gli sms di aggiornamento! Cinquanta euro bastano.
- Però mi prometti che poi mi mandi i messaggi per dirmi dove siete?
- Si si promesso.
- Ok


Ah! E' sempre difficile quando crescono e se ne vanno per la loro strada!

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It's just a jump to the left

Jun. 22nd, 2009 | 11:59 am

Passeggiamo al porto antico, godendoci la prima serata dell’estate, in questo solstizio stralunato.
Nella conca di mare tranquillo gente di ogni specie mangia cous cous, beve the alla menta, sgranocchia patatine fritte, divide pizze tra amici, sbacchetta sushi, compra collane etniche, ascolta bonghi o violini tzigani a seconda dell’angolo in cui si trova.

Camminiamo, chiacchieriamo e ci raccontiamo.
Un po’ ridiamo di noi, delle nostre fatiche, delle nostre speranze sempre più zoppicanti, delle nostre paure, delle nostre incoerenze, dei nostri desideri, delle nostre illusioni. Un po’ parliamo delle persone a cui vogliamo bene, delle nostre preoccupazioni, del nostro affetto, della fortuna che è averli nella nostra vita e delle cose belle che vorremmo per loro.

Poi, in questo passeggio intimo, sento una musica.
Michael Rennie was ill, the Day the Earth Stood Still, but he told us where we stand
Mi blocco e tendo le orecchie facendo cenno di tacere.
And Flash Gordon was there, in silver underwear, Claude Rains was the Invisible Man.
Sgrano gli occhi, sorrido felice e rido incredula, batto le mani e mi fiondo verso il da dove arriva.

Mi guarda, non capendo, e mi segue confidando, probabilmente, in spiegazioni più esaustive.
Pleonasticamente urlacchio Andiamo andiamo andiamo! mentre corro ignorando chiunque sulla mia strada, varco l’entrata del Genova Pride Village e finalmente raggiungo un palco dove una cosplayer con parrucca fuxia e look da mascherina canta in playback Science Fiction.
Sprizzo entusiasmo in solitaria, osservata con sguardo interrogativo.

E’ il Rocky Horror! esclamo esaltata e questa, per me, è già una spiegazione esaustivissima e fin superflua.
E' assolutamente palese che niente e nessuno mi staccherà dalla transenna fino all’ultima nota dell’ultima canzone.

Dopo aver urlato tutti i miei Brad e Janet mi degno di spiegare che “sono due fidanzatini inglesi che a causa di un temporale si ritrovano in...UH!”
It's astounding, time is fleeting, madness takes its toll, but listen closely, not for very much longer, I've got to keep control
Canto e saltello, non c’è tempo per spiegare.
Mi limito a dire Il Time Warp! e tanto basti, ovvio.
Mi scateno indifferente al sorriso tanto divertito quanto perplesso e poi eccitata annuncio
-Eccolo. Arriva!
-Arriva chi?

How do you do, I see you´ve met my faithful handyman, he´s a little brought down, because when you knocked, he thought you were the handyman
Ma come arriva chi? Ma come arriva chi? Ma come arriva chi???

Felice estate a tutti!

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Certo, come no

Jun. 16th, 2009 | 03:57 pm

Ciao, come stai?
Bene, grazie, e tu?
Bene.

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Desiderio

Jun. 16th, 2009 | 11:57 am

Genova - Chartres (Francia)

Distanza 958 km di cui 916 su strade a scorrimento veloce
Tempo 08h56 di cui 08h09 su strade a scorrimento veloce
Costo 195,99 euro (pedaggio 106,20 euro – Carburante 89,79 euro)

Genova-Chartres

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Capito tutto

Jun. 12th, 2009 | 12:03 am

E' tardi, ho voglia di andare a dormire, vado a prendere la macchina per andare a casa e al solito devo usare le casse automatiche, che di notte non ci sono gli omini del parcheggio.
Inserisco il biglietto, mi dice la cifra, annuncia con voce metallica e squillante - quasi orgogliosa - di saper dare il resto, le dò fiducia, inserisco dieci euro, mi piove una serie di monetine in cambio (sa dare il resto, lo confermo) ma il biglietto non arriva.
Cerco altri orifizi da cui aspettarlo, ma no, non ce ne sono.
Dovrebbe proprio uscire da lì.
Ho la prontezza di chiedere la ricevuta, che prontamente spunta.
Ma la mia automobile è sequestrata e io sono bloccata in un parcheggio sotterraneo, di notte.
C'è un pulsante per i casi di emergenza. Il mio lo è.
Schiaccio.
Niente.
Schiaccio più volte.
Niente.
Vado all'altra cassa, schiaccio anche quel bottone.
Niente.
Arriva un ragazzo )

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Update venerdì 12

Jun. 8th, 2009 | 11:44 am

Vi ricordate che
Venerdì 12 giugno 2009
a Milano
ci si rivede?

Il programma di massima è
CAMBIATO


Purtroppo al Woody's non fanno più ristorante per cui bisogna trovare un altro posto dove cenare a questo punto la zona prescelta sarebbe quella dei navigli per i seguenti motivi:
1) i foresti che dormono fuori casa hanno giaciglio lì in zona
2) il Maranza poi ha un appuntamento con Frankfurter da quelle parti
3) il dopo cena diventa un piacevole sorseggiamento di alcolici mentre le nutrie nuotano placide e può dunque incontrare il gradimento di tutti, compresi coloro che non muoiono dalla voglia di saltare come pazzi al frenetico ritmo di deliranti deejay

Abbiamo bisogno dell'aiuto degli autoctoni: avete suggerimenti per il locale dove prenotare?

Siccome siamo a tiro e qui si deve prenotare la tavolata, fate due conti, interagite con agenda e calendario e cacciate le conferme.
Se volete fate anche girare sui vostri LJ che più siamo più blablabla.
Ma soprattutto direi che urge collaborazione :0)

FORZA GENTE! ACCORRETE! ULTIMI GIORNI! NON PERDETE L'OCCASIONE.
BALLERINE, ACROBATI, SCRITTORI, FOTOGRAFI, PIRATI, MOSTRI PELOSI E FREAK
TUTTI DAL VIVO!


C'erano: Pauette, Margot, Mafaldina, Henrymanicomio, Bruko, Minotauro, Dolcemetàdiminotauro, Hrundibahkshi, Strindberg, Endi, Zefiro, Dolcemetàdizefiro, Maranza. Guest Star: la CICE! E voi altri no gnègnègnè

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Sulle bancarelle dell'ammmmore

Jun. 5th, 2009 | 01:29 pm

Un destino spiritosissimo (dietro cui si nasconde, giustamente imbarazzata, una fata madrina dell'alcolisti anonimi) mi recapita via mail un'offerta irripetibile e irrinunciabile per un sito di anime gemelle che più gemelle non si può.
Roba incredibilmente gratis per tot giorni.
Quelle mail che di solito getto nello spam.

Siccome sto ridendo di me stessa mentre le lacrime solcano la crema antirughe, decido di procedere nel meraviglioso mondo di quelli "che in due si sta meglio" nel quale mi muovo notoriamente con la disinvoltura di un condor dentro una gabbietta per canarini.
Ma c'è gente che lo pensa sul serio quindi magari sono io che mi sbaglio (o sono loro che non hanno una fata madrina dell'alcolisti anonimi, ci sta anche).

Devo definire il mio profilo.
Faccio una rapidissima analisi, fisso l'obiettivo e scrivo senza dubbi:
40 anni, PR, amo vivere alla giornata, ho una quarta naturale.

Ho già due appuntamenti.

E' la vita, bellezza.

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Le altre persone ti riguardano. Il tempo che impieghi per capirlo è la vita che sprechi.

Jun. 3rd, 2009 | 10:15 am

Ieri sera, leggendo Non ci sono santi di Gabriele Romagnoli, ho sottolineato questo passaggio, a pagina 136:

Io non so dirlo meglio di quanto abbia fatto lo scrittore americano Richard Ford in un racconto intitolato Richiami, compreso nella raccolta Infiniti peccati. Così lo trascrivo: "Faceva solo quello che gli piaceva, e credeva che fare cose così desse agli altri la stessa libertà di fare quello che volevano. Solo che non è così che il mondo funziona, e la mia vita ne era la prova vivente. Le altre persone ti riguardano. In realtà non è più complicato di così".
Le altre persone ti riguardano. Il tempo che impieghi per capirlo è la vita che sprechi.

Invece le altre persone diventano sempre più spesso qualcosa da usare, un oggetto, un bene di consumo, qualcosa di cui misuriamo il livello di soddisfazione che ci provoca, passando, in caso di giudizio insufficiente, a un altro prodotto.


Sono assolutamente certa che Gabriele Romagnoli avrebbe saputo dirlo anche meglio di Richard Ford ma poco importa, ha scelto le parole dello scrittore americano per dire una cosa che sono felice che qualcun altro pensi, oltre a me.

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Stiamo aspettando il carro attrezzi

Jun. 1st, 2009 | 11:15 am

Oggi ho fatto il ponte.
Mica per fare chissachè. E' pure brutto e sono raffreddatissima come sempre accade quando arriva la stagione dell'aria condizionata.
Me ne sto a casa a leggere, scrivere, cazzeggiare.
E guardo dalla finestra come una portinaia.

A dire il vero è in corso una personale battaglia col sopruso di gentaglia di infima categoria che da mesi posteggia gli scooter fuori dalle aree segnate dei parcheggi, dove "gli pare non dia fastidio" ma di fatto defraudandomi di un posteggio, poichè, per mettere la macchina nel mio posto bisogna fare manovra e la manovra contempla lo spazio che loro occupano con gli scooter.
Subisco un'ingiustizia e la cosa mi irrita moltissimo.
Per mia fortuna, perchè sono una donnina privilegiata, di posti auto ne ho due quindi io sono a posto. Però se ho ospiti non posso ospitare anche le loro macchine.
Ho già chiamato i vigili ma ogni volta era domenica o sera (i miei ospiti non vengono infrasettimanalmente in orario d'ufficio) quindi c'era solo la pattuglia d'emergenza che, ovviamente, era impegnata in questioni più urgenti.
Ieri sera il trittico: due scooter e una cinquecento, tutti allineati in fila indiana a occupare mezza strada e a rendere inaccessibile il mio posteggio. E vi giuro che io sono una che le manovre le sa fare. Chiedete al Vic.

Detto ciò, poco fa una macchina si è bloccata in mezzo alla strada. Bloccata. In mezzo alla strada. Una strada a senso unico.
Mi affaccio e vedo quattro persone aiutare il vecchietto con la schiena piegata dai pesi della vita, che si muove lento per capire cosa fare. La macchina è la sua.
Assisto.
Vorrei dire di fargli mettere la macchina nel mio posto libero ma dovrebbero fare un sacco di manovre e per fortuna c'è un posteggio facile lì davanti. La sistemano lì, infatti, spingendo in due con una signora al volante.
Un signore chiama il carro attrezzi e poi tutti lasciano il vecchietto da solo ad aspettare.
E me a guardarlo dalla finestra.
Vorrei dirgli di venire ad aspettare qui in casa, magari bevendo un tè caldo, ma non sono mai capace di fare queste cose. Mi imbarazza parlare con persone che non conosco.
Così lo tengo d'occhio. Lui non lo sa, ma io sono qui pronta a intervenire se avesse bisogno.
Anche ora, mentre vi scrivo, lui è lì, seduto in macchina, che aspetta.
E io qui, che scrivo e lo controllo ogni tre minuti.

Secondo me, col carro attrezzi, devono portare via me.

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Sogno (di nuovo)

May. 30th, 2009 | 07:25 pm

Il mio inconscio, evidentemente, non se la sta passando benissimo e ha un modo del tutto delirante per farmelo capire.
Diciamo che se non sapessi di non aver mai assunto sostanze stupefacenti, comincerei a dubitare d'averlo fatto (Domanda alle mie personalità multiple: Ehi, di casa, non è che qualcuna di voi l'ha fatto mentre dormivo, vero?)
Stanotte ho fatto un altro sogno che quasi mi imbarazza raccontarvi.
Ma siccome sono proprio le cose più imbarazzanti che vi divertono, non sia mai che ve ne occulti qualcuna.

Di nuovo viaggio, stavolta dal paese di mio padre (e dei miei nonni) nel biellese fino a casa mia. Quindi dal Piemonte alla Liguria. Non lunghissima come dal Veneto a Genova con tappa in Umbria.
Ma di nuovo in scooter. Anzi, in vespa. Una vespa che non poteva andare in autostrada, dunque tutta statale.
E fin qui solo un viaggio massacrante.
Il punto è: di chi era quella vespa?
Non mia.
E chi la guidava?
Non io.
La risposta a entrambe le domande è: (di)una papera.
Nemmeno una papera adulta, un'anatroccola di quelle il cui piumaggio è ancora così batuffoloso da sembrare pelo.
Ehi, ed era tutto serio, nel sogno!
Io con il mio casco seduta dietro e lei che guidava esperta.
Un problema tutti i miei bagagli: una sacca ingombrante, la mia borsa e un'altro sacco più piccolo.
Ma ce l'abbiamo fatta.
Un amico (in realtà amico di un mio amico) ci ha offerto il suo scooter gonfiabile, comodo e maneggevole e quando non usato ripiegabile. Nero.
Ma no, la papera aveva la propria vespa e siccome guidava lei, siamo partite che neanche i musicanti di Brema erano altrettanto ridicoli.
Lungo la statale facevo i conti di quanto ci avremmo messo. All'incirca 5 o 6 ore per fare un tragitto che in auto ci avremmo messo due ore. E detta tra noi era un calcolo un po' troppo ottimista.
A un certo punto la papera ha sete.
Perchè la papera parlava fluentemente la mia lingua, qualunque essa fosse.
Si va a bussare alla porta di una famiglia con casetta di campagna, apre una signora di cui io vedo solo le scarpe, le caviglie e l'orlo della gonna a metà polpaccio.
Chiediamo se possono dare da bere alla papera, che non ce la fa senza bere acqua fresca fino a destinazione.
La signora, gentile, invita la papera ad andare con lei in cucina.
Io, che non ho sete, aspetto fuori.
Dopo un po' mi insospettisco e busso per avere notizie.
La signora (sempre con la mia visuale bassa) apre e dietro di lei arranca la papera visibilmente gonfia e acciaccata.
Sta male, è evidente, forse è stata avvelenata, anche se sembra solo gonfiata con l'acqua, ma ha uno sguardo liquido, tristissimo. Mi guarda invocando aiuto con gli occhi azzurro chiari.
Il cuore mi batte forte, la mia papera è caduta in una trappola! Devo salvarla.
La signora è sempre gentile ma capisco che hanno deciso di tenere la papera per mangiarsela.
Io in realtà so che devo agire d'astuzia, che devo usare la strategia giusta per portare via la papera da lì, la quale non parla davanti alla signora per non fare capire che è anche una papera parlante.
Di punto in bianco qualcosa dentro di me dice Scusa, ma chi te l'ha detto che devi usare strategie e astuzia? Tu sei qui, la papera è lì davanti a te, la prendi e te ne vai con lei senza tanti rigiri e così faccio.
In effetti quello che sembrava un problema insormontabile si risolve semplicemente agendo e facendo la cosa più semplice. Prendo e vado.
Però la papera mica sta meglio.
Devo prendermi cura di lei ma non posso guidare la vespa perchè non sono capace.

E da qui non ricordo più niente.

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Sogno

May. 29th, 2009 | 10:48 am

Stanotte ho sognato che partivo dal Veneto per tornare a Genova.
In scooter.
Di sera.
E forse piovigginava anche.
Sbagliavo strada, perchè in scooter non potevo tenere aperta al mio fianco la cartina delle autostrade, e mi ritrovavo a Perugia.
Entravo in un negozio di abbigliamento per usare il bagno e dovevo usarne uno senza porta (e per chi mi conosce sa quanto questo sia per me peggio che subire un'operazione a cuore aperto senza anestesia).
La signora del negozio pretendeva che io consumassi almeno un caffè, per ripagarla dell'uso della toilette, e io restavo perplessa, essendo in un negozio di abbigliamento, ma quando mi voltavo vedevo che nei bagni c'era un piccolo bancone da bar.
Messo lì, appunto, per consumare qualcosa in cambio dell'utilizzo dei servizi.
Chiedevo alla signora dove fossimo esattamente e lei mi accompagnava sul ciglio della porta per farmi vedere un fiume con ponti pedonali che avrei giurato fosse l'Arno.
Sbagliavo risposta e scoprivo, con grande sconcerto, di essere in Umbria.
Guardavo sulla mappa e mi rendevo conto di dover tornare a Firenze per poi girare verso la Liguria, sempre in scooter e già stanchissima.
La signora decideva allora di farmi mangiare qualcosa prima che io ripartissi e mi preparava una specie di pasticcio di tonno e maionese, una roba nauseante (odio la maionese) ma che mangiavo per educazione e per fame.
Nel frattempo mi messaggiavo con Davide Enia aggiornandolo su un matrimonio a cui ero stata e mettendomi d'accordo di vederci una domenica a Genova (non chiedetemi perchè).

Mi sono svegliata stanchissima.

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E' arrivato il momento di rivedersi

May. 27th, 2009 | 01:04 pm

Si diceva con la Pau: quando si rifà una serata delle nostre?
Ad esempio
Venerdì 12 giugno 2009
a Milano

Ad esempio si potrebbe riproporre il pacchetto cena + serata danzerina (che a giugno ci porta bene).
Ad esempio alle 20.00 cena al Woody's.
E un paio d'ore dopo dopocena al Ragoo.
Entrambi in Viale Monza, area Zelig.

Chi viene?
A cena saremo: Pauette, Margot, Mafaldina, Henrymanicomio, Bruko, Minotauro, Hrundibahkshi, Strindberg, Endi. Guest Star: la CICE!

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La mia New York 2009 (il primo giorno)

May. 22nd, 2009 | 03:54 pm

La prima giornata comincia con una colazione all’americana di quelle dove mangi come se non avessi un fegato ne’ problemi di linea: pancake con sciroppo d’acero, uova strapazzate, bacon, patate saltate, the, succo d’arancia, succo di mela, pane tostato, burro salato.
Ma, per sistemare anche la coscienza oltre lo stomaco, dichiariamo: Oggi saltiamo pranzo!

Bene, decidiamo il programma della giornata.
Trenta secondi dopo il programma è stato votato all’unanimità: shopping.
Siamo due donne, c’erano dubbi?

Cinque minuti dopo la mia amica esclama Uh, ma sai che forse oggi c’è il mercatino sulla Broadway? E’ lì che ci sono i baracchini che fanno le pannocchie buonissime!
Le ricordo che abbiamo appena ingurgitato quanto basterebbe a sfamare mezzo villaggio nel Togo e che, soprattutto, abbiamo appena dichiarato di non mangiare altro fino a sera…

Cinque ore dopo )

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La mia New York 2009 (il viaggio)

May. 21st, 2009 | 03:09 pm

Pensavate che vi privassi dei racconti della mia vacanza newyorkese?
Sciocchi ingenui.

Intanto arriviamoci )

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Amore

May. 20th, 2009 | 12:46 pm

Viaggiare da sola permette di avere ore ore ore di tempo per pensare. E osservare quel che ci circonda. E quindi ricominciare a pensare.
Dopo aver dormito tre ore, aver chiuso la valigia, essere uscita di casa all’alba e aver fatto il check in al sorgere del sole, mi sono imbarcata sull’aereo per New York.
Sarà l’altezza, ma mi fiorivano in mente ragionamenti pseudo filosofici. O forse sarà stato perché dal mio posto non si vedeva lo schermo, parecchio piccolo e quattro file più avanti. O forse sarà stata la coppia non più giovanissima ma neanche anziana, molto carina, che mi ha fatto pensare a quella bizzarria umana che è l’amore.

Perché ci si innamora? )

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Son tornata

May. 18th, 2009 | 01:35 pm

La mia settimana a New York è stata strana.
Bella, indiscutibilmente bella, ma strana.
Particolare.
Diversa dal solito e da come ci si possa aspettare da una vacanza a New York.
Avevo bisogno di staccare e non l'ho mai veramente fatto. Anzi.
Di colpo la tensione, la stanchezza, il peso emotivo degli ultimi mesi mi sono crollati addosso come la Morte Nera, incombenti e minacciosi con attacchi random.
Non avevo voglia di fare niente di speciale, quelle cose che smaniavo di fare all'idea di andare nella Grande Mela.
Ho visitato musei svogliatamente (con una serie di inenarrabili imprevisti che bisognava prendere sul ridere), non ho visto musical ne' concerti ne' spettacoli d'altro genere, ho fatto uno shopping moderato (e non solo a causa dell'ammutinamento della carta di credito), non ho mangiato ne' bevuto tutte le schifezze che adoro, non ho fatto molte foto.
Semplicemente ero lì.
Camminavo ore e ore e ore ogni giorno e soprattutto chiacchieravo con la mia amica che è riuscita a ritagliarsi molto più tempo libero del previsto.
Il resto da sola, in giro, usando i bus e la metropolitana con gran disinvoltura, guardando la gente e pensando.
Pensando agli ultimi mesi e agli ultimi anni.
Sentendo addosso una stanchezza atavica.
Cercando di non svenire ma avendone la costante sensazione, come mi capita quando sto cedendo.
Sto scricchiolando.
E sono pericolosamente debole e vulnerabile, in questo momento.
Farmi male, ora, è facile come rubare il ciucciotto a un neonato quindi, gente, se volete approfittarne è il momento giusto.
Ci sarà chi lo farà (e chi mi tradirà tre volte prima che il gallo canti ;0)

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Maledetti vi odio tutti

May. 15th, 2009 | 02:32 pm

Da mercoledì sera la mia carta di credito non funziona più.
Pensavo fosse un problema di connessione del ristorante, ma no, succede anche alla Barnes&Noble, da Starbucks, al Moma, da Abercrombie&Fitch. E' la carta.
Che sia smagnetizzata?
No.
Ho contattato la mia banca e ho scoperto di avere un plafond parecchio basso e di averlo superato.
Questa è la spiegazione ufficiale.
In realtà so benissimo che questa è la vostra maledizione e io vi odio tutti.

Girare per Manhattan senza carta di credito è l'evoluzione dell'inferno dantesco.
Maledetti.

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